Report aste Italia 2011

NOTIZIE

Telemaco Signorini e la pittura in Europa

 
UN DANDY EUROPEO IMPEGNATO NEL SOCIALE
 
19 settembre 2009 - 31 gennaio 2010, Palazzo Zabarella, Padova
 
 
Oltre 100 opere esposte tra i capolavori dell'artista toscano, un album di prestatori internazionale tra cui il parigino Museo d'Orsay, che per l'occasione presta il famoso quadro di Degas L'Absinthe, e l'Hermitage di San Pietroburgo, a confronto con quelli di altri grandi maestri della pittura europea del momento, da Degas a Tissot, Decamps, Troyon, Corot, Courbet e Rousseau.
 
 
"E' un Telemaco Signorini artista decisamente internazionale quello che emerge dalla grande mostra "Telemaco Signorini e la pittura in Europa" in programma dal 19 settembre al 31 gennaio", assicura Federico Bano, Presidente della Fondazione Bano che con questa mostra apre la nuova programmazione espositiva di Palazzo Zabarella.
 
Un confronto affatto casuale ma attentamente mirato su assonanza di temi e di tempi, oltre che su reciproche frequentazioni e conoscenza.
Così i suoi "interni" si accompagneranno a quelli di Edgar Degas o Stevens, le vie di numerose città italiane ma anche francesi o inglesi saranno raffrontate ad analoghi soggetti dipinti da Tissot. Esempi di un itinerario espositivo che documenterà l'intero percorso artistico di Signorini, presentando tutte le sue opere più significative e famose, arricchendolo di confronti mirati con gli altri protagonisti della storia dell'arte in Europa negli ultimi decenni dell'Ottocento.
 
Edgar Degas, Dans un café (L’Absinthe)
1875-1876, olio su tela, cm. 92x 68,5Paris, Musée d’Orsay
 

Ne emergerà la grandezza del fiorentino, unico, o quasi, tra i Macchiaioli a godere, già in vita, di un successo e di un mercato veramente internazionali.
A suo favore giocarono, oltre all'indubbia maestria, la frequentazione dell'ambiente inglese di Firenze, i numerosi soggiorni prima in Italia e poi in Francia e Inghilterra dove entra in contatto con un ambiente artistico in pieno fermento che certamente influenzò il suo stile.
Fine intellettuale, Signorini venne riconosciuto in Italia e in Europa anche per le sue qualità di critico militante, attento a ciò che accadeva nel mondo dell'arte ma anche nella società.

Di questa "attenzione al sociale", per dirla con un linguaggio d'oggi, è emblema lo splendido, fortissimo olio scelto come "logo" della mostra. E' la celeberrima "Alzaia" del 1864, dove tre giovani maschi sono raffigurati nello sforzo bruto di trascinare controcorrente, piegati dalla fatica, un naviglio che nel quadro non compare ma di cui si intuisce la resistenza oltre che l'esistenza.
 

All'adesione all'estetica naturalistica di Proudhon si può, ad esempio, ricondurre la sua forte attenzione per emarginati e reclusi, attenzione declinata in numerose opere tra cui quella "Sala delle agitate al san Bonifazio di Firenze" che susciterà l'ammirazione di Degas durante la visita allo studio di Telemaco nel 1875.

Impegnato nel sociale, certo, ma allo stesso tempo raffinato dandy, frequentatore assiduo dei salotti à la page, intellettualmente snob da dichiarare la sua preferenza per "l'imperfetto dell'ingegno" rispetto al "perfetto della mediocrità".

Non gli mancarono i riconoscimenti ufficiali (compresa la nomina a giurato della Biennale Venezia del 1896) ma le sue affermazioni taglienti e caustiche gli crearono anche molti nemici, tanto che un redattore della "Rivista italiana", parlando di lui, ebbe a scrivere che non vi era "nulla di sacro per quella bocca infernale dai bei denti d'ebano".

Passioni, successi, incomprensioni, lotte che sembravano non scalfirlo. Una apparenza che, nel privato, lasciava il posto ad una irrequietezza, ad una sotterranea insoddisfazione, ad una solitudine mitigata solo dall'affetto per la piccola Nene, ispiratrice delle più poetiche opere della maturità.

Nel 1893 sente il bisogno di riflettere sulla vicenda macchiaiola di cui era stato assoluto protagonista e pubblica "Caricaturisti e caricaturati al Caffè Michelangelo", un testo essenziale di critica e storia dell'arte declinate "a modo suo", attraverso la chiave davvero inconsueta della caricatura. 
 
SIGNORINI, ARTISTA EUROPEO
 
Un’avida curiosità intellettuale fa di Signorini l’ideale interlocutore con la cultura europea del suo tempo. Nella Firenze post-unitaria ha contatti con pittori quali: Joseph Middleton Jopling, intimo del preraffaellita John Everett Millais, e Frederick Smalfield, amico di Enrico Nencioni.
 
Sir William e Isabella Falconer, pittrice dilettante e allieva dell’artista fiorentino, gli acquistano diversi importanti dipinti. Al 1872 risale il rapporto con William Blundell Spence, la cui villa di Fiesole era un punto di ritrovo per agiati cultori anglosassoni di passaggio in Italia.

Già nel 1861, con Banti e Cabianca, Signorini si porta dritto al centro della cultura francese: durante un soggiorno a Parigi di qualche mese conosce personalmente Troyon e Corot, che lo invita a visitare il suo studio. Oltre a frequentare il Louvre e il Salon, visita anche Versailles.
 

Nel 1873 torna a Parigi e, soffermandosi da Boldini per conoscere l’arte contemporanea francese, si aggiorna su Courbet, Manet, Millet e Degas, spingendosi fino a Londra in compagnia di De Nittis. Nella capitale francese incontra Zola e Manet e stringe una viva amicizia con Degas, già conosciuto al Caffè Michelangiolo nel 1858. Sempre a Parigi passa in rassegna il Salon e lavora per i prestigiosi mercanti Goupil e Reitlinger. Lo stesso anno è premiato all’Esposizione Internazionale di Vienna.

L’Esposizione Universale del 1878 lo richiama per la quarta volta a Parigi, da dove torna facendo un lungo giro attraverso la Borgogna, Ginevra, Losanna e Berna.

Durante altri tre viaggi in Gran Bretagna nei primi anni Ottanta, Signorini stabilisce contatti con alcuni personaggi di rilievo, come James McNeill Whistler e Frederic Leighton, presidente della Royal Academy. Espone alla Royal Academy e alla Grosvenor Gallery, epicentro del nascente Movimento Estetico, e il mercante Arthur Lucas gli allestisce una mostra di successo tutta dedicata al vecchio mercato di Firenze. Tra le mostre e i musei visitati assiduamente dall’artista figura la storica esposizione degli Impressionisti, allestita da Durand-Ruel in Bond Street nel 1883.

Il suo slancio cosmopolita trova riscontri anche a Firenze. Grazie all’amicizia con Arthur Lemon e sua moglie Blanche Strahan, al pittore fiorentino si presentano l’illustratore Ralph Caldecott, la poetessa Mary Robinson e Marie Spartali Stillman, la celebre bellezza preraffaellita. Frequentando il salotto anglo-italiano di Violet Page (Vernon Lee), Signorini conosce Agnes Macdonald, moglie di Edward John Poynter e cognata di Burne-Jones e, probabilmente, John Singer Sargent.

Nel gennaio del 1885 la Page gli presenta la scrittrice Helen Zimmern, che nel 1895 si occuperà della sua opera sulle pagine del prestigioso “Art Journal”. Nel 1889 partecipa di nuovo all’Esposizione Universale di Parigi, con un incarico ufficiale, e due anni dopo invia tre opere alla Jahres Ausstellung di Monaco di Baviera.

Molti dipinti di Signorini registrano i suoi prolifici contatti con l’estero: sia le tavolette compilate come pagine di diario, sia alcune opere imponenti, chiaramente connotate da una rimeditazione sulla contemporanea cultura europea.
 

 
 
Telemaco Signorini, Pascolo a Pietramala, Olio su tela, cm. 36 x 51, Collezione privata
 
 
 
TELEMACO SIGNORINI, UNA BIOGRAFIA
 
Invece dei soliti dati biografici dell'artista qui di seguito proponiamo la “Lettera informativa al Presidente della R. Accademia di Belle Arti” redatta dallo stesso Signorini nel 1892, pubblicata a suo tempo nell’ormai rara monografia di Enrico Somarè (E. Somarè, "Telemaco Signorini", 1926, pp. 277-279), che con altri due scritti autobiografici dell’artista (la “Cronologia autobiografica” e il “Sommario autobiografico”, anche essi in E. Somarè, 1926, pp. 267-271; 271-277), costituisce la base documentaria di tutte le biografie moderne di Signorini.
 
Telemaco Signorini (Firenze 1835 - 1901)   
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LETTERA INFORMATIVA

Al Presidente della R. Accademia di Belle Arti in Firenze
Pregiatissimo signore,
 
Col diploma di socio onorario che ebbi l’onore di ricevere da codesta R. Accademia di Belle Arti, mi pervenne anche dalla S. V. la domanda di inviarle alcuni cenni biografici intorno al mio passato artistico. Eccole in brevi parole e per sommi capi, le mie origini, i miei studi e le mie principali produzioni.
Nell’anno 1835 da Giovanni Signorini pittore dell’ex Granduca di Toscana, e da Giustina Santoni possidente, nacqui in Firenze il 18 agosto. Nella mia prima giovinezza, per quanto avessi predilezione allo studio delle lettere piuttosto che a quello dell’arte, dovetti obbedire a mio padre e studiar la pittura.
Dopo gli elementi dell’arte fatti, non all’Accademia, ma sotto la direzione di mio padre, mi portai a Venezia coll’artista Vito d’Ancona e Federigo Maldarelli di Napoli. Là vi rimasi tutto l’anno 1856, studiai nei musei e nei canali, strinsi amicizia con Enrico Gamba e Federigo Leighton e vari altri stranieri.
Al mio ritorno in Firenze, ebbi i miei primi lavori rigettati dalla nostra Promotrice per eccessiva violenza di chiaroscuro e fui attaccato dai giornali come macchiajuolo.
Venuto il 1859, e fatta la campagna come artigliere, tornai e dipinsi soggetti militari che, non  solo furono accettati alla Esposizione della nostra Promotrice, ma furono anche acquistati per la maggior parte, il più grande da S. A. R. il Principe di Carignano, il più piccolo dagli artisti di Milano che lo tennero nelle Sale del loro circolo.
Nel 1861 fui a Torino dove esposi il Ghetto di Venezia che fu il più sovversivo dei miei dipinti, per eccesso di chiaroscuro, e sollevò in Torino le più clamorose polemiche. Di lì passai a Parigi in compagnia degli artisti Cabianca e Banti. Vi conobbi Corot e Troyon, vi rimasi alcuni mesi e al mio ritorno, esposi alla prima Esposizione Nazionale che ebbe luogo in Firenze dove ebbi la medaglia per il mio quadro Un episodio della battaglia di Solferino.
Nel 1862 e 63 produssi molte marine in Liguria, inviandole alle Promotrici di Torino e Venezia e incominciai allora a scriver pei giornali facendo polemiche d’arte.
Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tiravano una barca contro la corrente dell’Arno, L’Alzaia. Più tardi nel 1873, esposto alla Esposizione internazionale di Vienna mi fruttò la medaglia.
Nel 1865 dipinsi, fra i molti altri quadri, il Manicomio che esposto a Torino, sollevò polemiche per i giornali.
Nel 1866 acquistò il Municipio di Torino un mio quadretto che feci quell’anno Un giorno di vento che è presentemente in quella Galleria  Municipale.
Nel 1867 coll’amico Diego Martelli feci un giornale d’arte « Il Gazzettino delle arti del disegno » che visse un  anno solo agitando il mondo artistico.
Nel 1868 e 69 lavorai molto in Siena dipingendo strade, piazze e feste paesane e feci molte incisioni all’acqua forte per libri di scienza e d’arte.
Nel 1870 fui invitato dal Prof. De Gubernatis alla Esposizione Nazionale di Parma per fare una rassegna di quella esposizione al suo giornale « La Rivista Europea » alla quale collaboravo da due anni. Fui intanto inviato a far parte del giurì di quella esposizione, insieme agli artisti Banti, Cecioni e Sorbi, e vi rimasi Segretario per preghiera di Cesare Correnti allora Ministro della Pubblica Istruzione. Al mio ritorno in Firenze, dipinsi al concorso di paesaggio alla nostra Promotrice, un quadro intitolato Novembre, ed ebbi il premio.
Passai quasi tutto il 1871 e 72 fra Roma e Napoli, lavorando insieme agli amici Cecioni e De Nittis. Alla Esposizione Nazionale di Milano, esposi alcuni piccoli studietti fatti a Vinci, patria di Leonardo.
Nel 1873-74 fui a Parigi dal De Nittis e fui a Londra con lui la prima volta, poi tornato a Parigi, rimasi vari mesi nella campagna di Seine et Marne a Combes-la-Ville in compagnia di Boldini e dipinsi in quella campagna per i negozianti Goupil e Reitlinger. Contemporaneamente corrispondevo con il « Giornale artistico » che il Cecioni faceva in Firenze insieme allo scultore Grita.
Nel 1875 fui a Ravenna e vi dipinsi diversi quadri fra i quali uno di Porta Adriana che esposto nel 1877 a Napoli, fu premiato e acquistato da Casa Reale. Oggi si vede esposto in Roma nella Galleria d’arte moderna.
Nel 1876 lavorai a Vinci in compagnia del Prof. Gustavo Uzielli, illustrai con acqueforti il suo libro scientifico su Leonardo. Fui segretario del Comizio artistico presieduto dal Conte Augusto De Gori contro l’accentramento di Roma.
Nel 1877 pubblicai un volume di sonetti artistici « Le 99 discussioni artistiche », poi fui a Napoli giurato a quella esposizione Nazionale.
Nel 1878 fui a Parigi alla esposizione internazionale e al ritorno rimasi alcuni mesi lavorando in Borgogna e in Svizzera, a Ginevra, a Losanna e a Berna.
Nel 1879 dipinsi il Ponte Vecchio di Firenze che nel 1880 esposi alla Esposizione Nazionale di Torino. Al Congresso artistico che ebbe luogo in quell’occasione, fui relatore al IV tema e sostenni le pensioni contro i concorsi che allora si facevano per complemento degli studi dell’arte. Tornai di nuovo a Parigi e Londra esponendo all’Accademy e al Grosvenor.
Tornato nel 1881 vendetti il mio quadro del Ponte Vecchio a un negoziante di Bath, poi coll’amico Giordano mi portai di nuovo a Parigi e Londra e di lì fui nella Contea di Somerset a Bath dove rimasi un mese lavorando con l’amico Cecchi per il negoziante Visart che m’aveva comprato il Ponte Vecchio. Di là, traversata l’Inghilterra, passai in Scozia e in Edimburgo, dove raggiunsi il Giordano, lavorai con lui moltissimo per le vie di quella città e a Leith e Glasgow e a North Berwick. Al mio ritorno esposi al Donatello diversi quadri miei.
Nel 1882 lavorai molto nel mercato vecchio e in Settignano dove detti consigli d’arte a Ruggero Focardi.
Nel 1883, fatto Professore alla nostra Accademia, rifiutai la onorificenza non volendo farmi solidale di quell’insegnamento d’arte al quale avevo sempre fatta pubblica opposizione. In quest’anno fui al Monte Amiata e lavorai molto a Piancastagnaio.
Nel 1884 tornai a Parigi e Londra e in questa città esposi pubblicamente e privatamente i miei lavori. Diverse marine dipinte a Riomaggiore esposi all’Accademy e al Grosvenor, e venti tele, rappresentanti tutte venti motivi tolti dal nostro vecchio mercato, esposi privatamente in Annover Square in casa di un tal sig. Lucas, e tutti ebbi la fortuna di venderli. In quest’anno medesimo esposi a Torino il Ghetto di Firenze, che dalla commissione governativa fu acquistato per la Galleria d’Arte Moderna in Roma.
Nel 1885 lavorai ad Arcola in Liguria, qui ebbi l’onore di ricevere da Napoli il diploma di socio corrispondente di quell’Accademia.
Nel 1886 lavorai molto a delle acqueforti del nostro mercato che tolsi da miei quadri e da miei studi. Ebbi li dolore di perdere in quest’anno l’amicissimo mio Adriano Cecioni e di lui scrissi al « Fracassa » la biografia.
Nel 1887 presi a consigliare il bravo allievo del Cecioni, Giorgio Kienerk, ed esposi alla esposizione Nazionale di Venezia diversi lavori fra i quali un dipinto di Settignano rappresentante una Pioggia sui campi che anche questo fu scelto dalla giunta artistica presso il ministero dell’Istruzione.
Nel 1888 esposi a Bologna alcuni quadretti fra i quali ne ebbi uno venduto e fui fatto socio corrispondente di quell’Accademia. Esposi anche molti lavori in Livorno in una importante esposizione che ebbe luogo in quell’anno; di là fui a Portoferraio nell’Isola d’Elba dove mi ci trattenni due mesi lavorando moltissimo.
Nel 1889 ho presieduto in Firenze la commissione d’arte che ebbe l’incarico di inviare alla Esposizione internazionale di Parigi, i prodotti artistici del nostro paese. In questa occasione ebbi la fortuna di aver premiato e venduto un mio quadro ch’io vi aveva inviato, dipinto l’anno avanti all’Isola d’Elba.
Il 1890 ho passato dipingendo in montagna a Pietramala, il genere pastorizio di capre pecore e buoi.
E anche nel 1891 mentre sulla stessa montagna dipingevo un quadro che oggi esposto alla nostra Promotrice viene acquistato da Casa Reale, mi giunse la graditissima sua dove mi si partecipava l’onore che mi veniva fatto da codesta R. Accademia.
Oggi dunque 1892 contemporaneamente alla buona notizia all’acquisto del mio lavoro mi giunse il diploma di codesta Accademia, presso la quale la prego di farsi interprete dei miei più sentiti ringraziamenti.
 
Suo devotissimo
TELEMACO SIGNORINI
 
_________ . __ . __________
 
 
 
Telemaco Signorini, La ricamatrice,
olio su tela, 51 x 36.5 cm, Collezione privata
 
 
Il catalogo della mostra Telemaco Signorini e la pittura in Europa è a cura di Giuliano Matteucci, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi edito da Marslio. 
 
INFORMAZIONI UTILI
TELEMACO SIGNORINI E LA PITTURA IN EUROPA
19 settembre 2009 – 31 gennaio 2010
Padova
Palazzo Zabarella
Via S. Francesco, 27
tel.  +39 049 87 53 100
info@palazzozabarella.it
www.palazzozabarella.it
orario: 9.30-19.30. Chiuso il martedì non festivo
Biglietti: Intero € 10,00.Ridotto speciale € 8,00 (gruppi 15-30 pax, oltre i 65 anni d’età, soci Touring Club e FAI). Ridotto di legge € 5,00 (studenti dai 6 ai 26 anni, PadovaCard). Ingresso gratuito ai bambini fino ai 6 anni, ad un accompagnatore per ogni gruppo (15-30pax), 2 insegnanti per classe, accompagnatori di visitatori diversamente abili.
Visite guidate: Gruppi (min. 15- max. 30 persone) € 100,00. Scuole (max. 30 persone) € 60,00
Prenotazione: € 1,00 a persona (obbligatoria per gruppi e scolaresche)
Per prenotazioni: Tel. 199.199.100
 
 
 
 
 
 
 
 

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