Urs Fischer.
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NOTIZIE

Piva & C. a Tefaf 2012

 
 
 
DOMENICO E TOMASO PIVA
A TEFAF MAASTRICHT 2012

16 – 25 MARZO, STAND N. 179

 
Domenico Piva è antiquario dagli anni ‘60; figlio d’arte nel 1970 apre la sua prima galleria in via Sant’Andrea, strada alla quale rimarrá affezionato, muovendosi in tre diversi spazi espositivi. 
Attualmente la sede della galleria è in via Bigli, organizzata su due piani dove vengono esposte molte delle opere a disposizione. Con una filosofia di acquisto fortemente orientata verso la qualitá, la Piva&C tratta prevalentemente arte e arredi del Settecento veneziano e lombardo, pur spaziando in tutti i campi dell’antiquariato; negli ultimi anni ha accentuato l’interesse sulla pittura e sulla scultura, proponendo opere di altissimo livello. Tutti gli oggetti offerti sono in ottimo stato di conservazione e le relative schede sono a disposizione per eventuali dettagli. Miscelando la passione del collezionista e le conoscenze del professionista, Domenico Piva ha saputo costruirsi una solida reputazione ed è considerato oggi uno dei massimi antiquari operanti in Italia. 
La galleria espone nelle piú importanti fiere e mostre italiane ed internazionali: Firenze, Roma, Milano, Maastricht … Domenico Piva è stato per diversi anni presidente della Federazione Italiana Mercanti d’Arte (F.I.M.A.).
 
Alcune delle più significative opere che saranno esposte alla venticinquesima edizione della fiera olandese:
 
 
GIOVANNI BONAZZA
(VENEZIA, 1654-PADOVA, 1736),
Cristo crocifisso, 1718, legno
di bosso intagliato, cm 45 x 27.5
Iscrizione sul retro del perizoma: Opus 1718/ G. Bonazza/ E. vo R. ev./ Alessandro Bianchi
Esposizioni: Andrea Brustolon, 1662-1732, “il Michelangelo del legno”, Belluno, Palazzo Crepadona, 28 marzo-12 luglio 2009
Bibliografia: Andrea Brustolon, 1662-1732, “il Michelangelo del legno”, catalogo della mostra (Belluno, 28 marzo-12 luglio 2009), a cura di A. M. Spiazzi, M. De Grassi, G. Salasso, Milano, Skira, n. 16, pp. 318, 157
 
 
ARRIGO MINERBI
(FERRARA, 1881–PADOVA, 1960),
“Mammina”, 1936
Marmo bianco scolpito
Firmato e datato in basso: “Arrigo Minerbi 1936”
L’opera è un felice esempio del classicismo dello scultore prediletto di Gabriele D’Annunzio e autore di una delle porte bronzee del Duomo di Milano
 
 
GIUSEPPE MAGGIOLINI
(PARABIAGO, 1738-1814),
Coppia di cassettoni con medaglioni di Bacco e Cerere,
fine secolo XVIII
Ciascuno con panello scorrevole a scomparsa celante due cassetti ed un cassetto sottile sotto il piano in marmo grigio chiaro
Cm 94 x 123,5 x 62
Provenienza: Villa Soragna, Parco del Molgora
I due commodes sono uno straordinario esempio della finezza dell’intarsio di Giuseppe Maggiolini, che riproduce qui alcuni dei più caratteristici motivi decorativi sperimentati durante la sua carriera.
 
 
 
EBANISTERIA VENEZIANA,
METÀ XVIII SECOLO,
Gruppo di due poltroncine e tre sedie laccate con motivi floreali
Poltroncine: altezza cm 90
Sedie: altezza cm 85
Provenienza: Ca’ Marcello, Levada
Le eleganti sedute laccate provengono dalla principesca residenza della famiglia Marcello a Levada. Di antichissime origini, la famiglia ha dato alla Repubblica di Venezia due Dogi, oltre ad annoverare fra i suoi membri importanti personalità delmondo militare, umanisti e il compositore  Benedetto Marcello.
 
 
NOVE (BASSANO), MANIFATTURA ANTONIBON, VERSO IL 1760,
Piatto in maiolica
policroma decorato da carte da gioco, Diametro cm 23
Bibliografia di riferimento: G. Ericani, P. Marini (a cura di), La ceramica nel Veneto, la terraferma dal XIII al XVIII secolo, Verona, 1990, p. 291
Il piatto è uno dei pochissimi esemplari conosciuti del servizio ornato con carte da gioco, probabilmente il più raro tema decorativo trattato dalla Manifattura Antonibon di Nove. Dietro all’eccezionalità del soggetto si cela certamente un prestigioso committente. Un pezzo che costituisce una straordinaria occasione per i collezionisti di maiolica del Settecento.
 
 


MAESTRO DELLE VANITAS, METÀ XVII SECOLO,
Due dipinti raffiguranti una Natura morta con libri, fiori e globo celeste e una Natura morta con libri, orologio e teschio
Olio su tela, 50 x 66 cm
Bibliografia: A. Veca-P. Lorenzelli, Forma vera, Bergamo, 1985, pag. 176 - ill. 73a, 73b
L’autore delle due tele affronta uno dei temi ricorrenti nella pittura controriformista del Seicento. La Vanitas allude alla caducità della vita umana, simboleggiata da elementi quali il teschio e la candela spenta, allusive della morte, e la clessidra, segno dell’inesorabile trascorrere del tempo.
 

Via Bigli, 7 - 20121 Milano – Italia
Tel +39 02 76000678 Fax +39 02 783440
Mobile +39 348 7816789
E-mail info@pivaec.it - www.pivaec.it
P. IVA 11252660151
 

Commenti

antonietta testi
22/03/2012 22.39
E' come fare un giro nella civiltà con una buona guida turistica

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